Storie possibili

 

STORIE POSSIBILI

di Raffaele de Seneen  e  Romeo Brescia

1918 – Ci troviamo in un paesino del nostro Subappennino Dauno: San Marco in Lamis.

Monumento agli emigrati – Opera “LA PARTENZA” di Filippo Pirro che si trova a San Marco in Lamis.

Michele Coscia è appena tornato dalla guerra, ha 23 anni e sposa Maria Cercola sua coetanea che ha atteso il suo rientro dal fronte. L’anno dopo nasce la primogenita Teresa, lo stesso nome della nonna paterna.

La vita scorre semplice ma faticosa e quando Michele si accorge che il suo campicello, i due filari di vigna e i dieci alberi di olivo non gli assicurano più il necessario per campare la famiglia, decide di emigrare. L’hanno già fatto altri del suo paese, destinazione: Canada.

In una vecchia valigia mette quel poco che ha e che può essergli utile, e fra una maglia e un paio di mutande di lana ci mette pure il groppo in gola delle lacrime che non riesce a versare, la speranza, un pezzo di cielo del suo paese, un angolo di casa.

Sorvoliamo i saluti con la moglie e la piccola Teresa, quelli sono sempre gli stessi, per tutti, ogni volta che si parte: dolorosi, strazianti e lo vediamo con la valigia in mano, la solita coppola in testa e il cappotto addosso, quello che era stato prima di suo fratello maggiore Luigi e prima ancora del padre, è novembre, fa freddo e gli hanno detto che in Canada ce ne sarà di più.

Sale sul postale che lo porta a Foggia: la stazione, poi il treno per Napoli dove si imbarca sulla Garibaldi, terza classe, per Halifax in Canada.

Il viaggio è lungo, ma è lo stesso e per tutti.

Michele ad Halifax trova parenti e paesani già emigrati, e con il loro aiuto si procura un lavorare in un forno, di notte.

Così dopo dieci giorni scrive alla moglie:

Cara Maria, io sto bene e così spero di te. Qui fa assai di freddo, ma io di giorno sto sotto la manda a dormire e la notte al forno ci fa caldo, così sparambio pure il carbone. Per il mangiare il padrone mi da una pagnottella ogni notte, mi porto i pomodori o le patate allesse, metà me la mangio lì, metà me la porto a casa.

Mi raccomando, statti bene in salute e abbracciami a Teresina.

Tuo marito Michele Coscia che ti saluta.

Anche le lettere viaggiano per mare, fanno lo stesso percorso di Michele, ma a ritroso: con la nave al porto di Napoli, con il treno alla stazione di Foggia e col postale fino a San Marco, e capita a volte che quelle che dal Canada vanno a San Marco e quelle che da San Marco partono per il Canada si incrociano in qualche punto della linea ferroviaria o dell’oceano. Ma loro che ne sanno!

Trascorrono così quasi due anni, e Michele col lavoro di notte e i sacrifici di giorno riesce a realizzarsi e sentirsi sicuro, un po’ di rimesse di dollari canadesi alla moglie a San Marco le ha fatte, così le scrive di lasciare il campicello e il resto alle cure del fratello Giovanni, preparare le carte, procurarsi i biglietti di viaggio e raggiungerlo in Canada con Teresina.

Maria, nell’arco di tre mesi, con l’aiuto del parroco della Chiesa madre, riesce a fare ogni cosa e finalmente si ricongiunge al marito.

Anche di questa occasione ci risparmiamo le paure di Maria che viaggia per mare, non l’aveva mai visto il mare, l’ansia per l’incontro con Michele, gli abbracci e i baci sul molo di Halifax.

Veniamo al concreto.

La famigliola si sistema, vivono modestamente, Maria si arrangia pure da sarta, sono dignitosi e felici.

Anche la corrispondenza con l’Italia e dall’Italia non si interrompe, però si limita a Pasqua e a Natale per scambiarsi gli auguri e poche notizie.

Ma quella lettera che arriva all’improvviso dopo tre anni di loro permanenza in Canada, in pieno giugno, è strana, è fuori tempo, sicuramente porterà brutte notizie come quando il cielo si mette a neve:

Caro figlio,

grazie al Parroco ti scrivo queste due righe, noi stiamo tutti bene ma il tempo passa e ci stiamo facendo vecchi. Tuo padre ha espresso il desiderio di rivederti almeno un’altra volta. Se ti è possibile fai un sacrificio e vieni a salutarlo.

Ti abbraccio forte, un saluto alla tua moglie e un bacio a Teresina e Rocchino che neanche conosciamo.

La tua mamma Serafina Capolongo.

Uno sguardo e mezza parola con Maria e la decisione è già presa: Michele deve tornare a San Marco.

Qualche giorno per sistemare alcune cose, e Michele è già pronto per intraprendere il lungo viaggio di ritorno.

Lo vediamo che sta andando via di casa, ha già salutato moglie e figli, la valigia in mano, una valigia nuova, in testa un cappello a falde non una coppola, ben vestito, quante cose sono cambiate!

La moglie lo guarda dall’uscio di casa, una casa col giardino alle spalle, si vedono  alberi spuntare sul retro, per mano ha Teresina, è cresciuta, in braccio Rocchino l’ultimo arrivato.

Michele lo vediamo saltare con agilità sulla tolda della nave che lo porterà dal porto di Halifax a quello di Napoli, poi il treno per Foggia e la postale per San Marco.

Noi lo accompagniamo per un tratto sulla nave (seconda classe questa volta eh!), poi lo lasciamo al dondolio delle onde dell’oceano.

Come saranno andate le cose?

Arrivato a casa prende i genitori e se li porta in Canada!? Oppure torna in Canada prende moglie e figli e se ne tornano a San Marco?

Chi lo sa, questa è un’altra storia!

“L’emigrante” – La scultura in bronzo si trova nel porto di Halifax (Canada). L’opera è stata progettata e donata alla città dall’artista trevisano ARMANDO BARBON.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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