Foggia, la fabbrica della morte

“Lampi, storie & scorie di una guerra”

 

Foggia, la fabbrica della morte

  di Raffaele de Seneen  e  Romeo Brescia

         Uscendo da Foggia per Via del Mare, appena superato l’ingresso dell’I.P.Z.S. (Cartiera), sulla sinistra, in fondo, all’interno dell’immenso parco-paglia, un gruppo di fabbricati anonimi, abbandonati, e semidistrutti.

Centro chimico 3

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Fabbricati rimasti anonimi e muti come i ventimila morti di Foggia, così dicono, durante i bombardamenti dell’estate del ’43.

E pensare che insieme all’importante snodo ferroviario che Foggia costituiva all’epoca, a quell’appetibile aeroporto naturale che era il nostro Tavoliere, complesso sembra che fu una concausa dei violenti bombardamenti, distruzioni e morti.

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E’ ancora lì, quel che ne resta, la torre centrale richiama  il disegno architettonico che ha sempre contraddistinto la cartiera di Foggia, sulla sua facciata  due scritte una riporta l’anno di costruzione: “XIXEF” ( anno 19° era fascista), l’altra mancante di alcune lettere lascia pensare alla parola “LABORATOR”, il tutto all’interno di un recinto, come se fosse stato messo lì in una quarantena senza fine. C’è e non c’è, si sa e non si sa, si può vedere ma da lontano.

Ammantato dal mistero sin dalla sua costruzione, spacciato per una fabbrica di birra, in effetti poi Stabilimento Dr. Saronio di armi chimiche.

Ce n’erano in giro all’epoca di queste fabbriche della morte, salvo poi a piangere lacrime amare e recriminare quando con queste ed altre la morte arrivava in casa. Una rincorsa tesa alla ricerca dell’arma vincente: V1, V2, l’acqua pesante e … l’atomica.

Da “In cammino per la Libertà –Luoghi della memoria in Puglia – 1943/1956” di Vito A. Leuzzi e Giulio Esposito, Ediz. 2008

 “ …omissis… Foggia, città martoriata dai bombardamenti anglo-americani del luglio-agosto 1943, nella ritirata tedesca fu ulteriormente devastata: svuotati i magazzini generali, i silos di grano, i depositi di vino, fatti saltare ponti stradali e ferroviari, minata la cartiera, smontati e caricati su un camion pezzi di alcune macchine.

Tra le devastazioni più rilevanti , che avrebbero potuto avere gravi conseguenze sulla popolazione civile, i ponti più importanti dell’Acquedotto Pugliese e la fabbrica di produzione di aggressivi chimici “Dott. Saronio” di Foggia … omissis…

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La vicenda del sito bellico foggiano, che veniva utilizzato per la produzione di armi chimiche dall’esercito nazifascista, è emersa solo recentemente. In un importante documento reperito nei primi anni Novanta, nel National Archives and Record Service di Washington si legge <<Gli impianti furono fatti saltare il 26.9.’43 alle 11,00 dopo che alle truppe erano state distribuite le istruzioni minuziose ed inoltre stabilito che con le condizioni atmosferiche dominanti una eventuale nuvola che si fosse originata di aggressivo chimico non potesse dirigersi verso le linee nemiche [anglo-americane]che si trovavano a 10 km a Sud…>>.

Centro chimico IPZS 5

Dopo la riuscita demolizione la zona venne contrassegnata da un cartello di avviso con la scritta <<Attenzione, pericolo di morte! Impianti velenosi distrutti!>> in maniera che il nemico non si facesse l’idea di una zona di sbarramento chimica.

Tutta l’area occupata dal sito bellico, dopo cinque anni dalla distruzione, ordinata dall’alto comando tedesco, risultava non ancora bonificata.

Alcuni testimoni raccontano che per diversi anni non hanno visto crescere l’erba sul terreno tutto intorno alla fabbrica”. ….omissis…

 

 Da l’UNITA’ del 22.10.2010 di A. Varano “In Puglia le armi chimiche dell’Asse”

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 “…omissis…. Lì si produceva in gran segreto iprite e fosgene per l’Asse. Una fabbrica di aggressivi chimici, dunque, in vista di una guerra chimica alla quale tutti gli eserciti si preparavano e, per fortuna, mai scoppiata in Italia. I ruderi sono ancora inavvicinabili. <…omissis…> I nazisti, conservarono dall’inizio alla fine il controllo della fabbrica, costruita dai fascisti su indicazione di esperti tedeschi. <…omissis…> L’impianto – i fascisti imbrogliarono i foggiani raccontando  si trattasse di una fabbrica di birra – venne distrutto il 26 settembre del ’43 innescando la contaminazione dei resti e dell’area circostante. La distruzione fu realizzata dai tedeschi in un giorno in cui il vento non spirava verso le postazioni degli Alleati, dieci chilometri più in là. <…omissis…>”.

Della fabbrica ne parlano anche Lorenzo Ventrudo (dipendente IPZS) in “Lotte operaie nella cartiera di Foggia 1944-1974” Ediz. 1976, ripreso da Antonio Guerrieri  in “La città spezzata – Foggia, quei giorni del ‘43”  Ediz. 1996.

 “…omissis… Con il conflitto, ai compiti di pace della cartiera furono affiancate nuove attività per usi di guerra. Infatti nel 1940 il Ministero per la produzione bellica,Sottosegretariato di Stato per le fabbricazioni di guerra,diede l’avvio alla costruzione nei pressi della cartiera di un Centro Chimico Militare. Doveva produrre fosgene (gas soffocante), iprite (gas vescicante, ossicloruro di carbonio (gas lacrimogeno e asfissiante, nitrocellulosa ed altri aggressivi chimici.

La scelta dell’ubicazione fu determinata dalla presenza di cloro nello stabilimento per la cellulosa. Era prevista la fabbricazione di 300 tonnellate mensili di prodotto.

I lavori per la costruzione del Centro chimico furono ultimati nel 1941,ma lo stabilimento chimico entrò nel pieno della sua attività soltanto nel 1943 …omissis…”.

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  Alla distruzione del complesso e l’inquinamento del sito si aggiunse lo stato di disoccupazione delle maestranze che lì prestavano la loro opera.

Il Prefetto di  Foggia si adoperò, agli inizi del 1948,  perché  lo stesso personale della fabbrica fosse utilizzato per le opere di bonifica del sito; proposta non accolta dal Ministero della Difesa che giustamente ritenne non idonei semplici operai rispetto alla pericolosità dell’operazione, e quindi propose  “personale di questa A.M.  pratico di maneggio delle sostanze tossiche”.

Tutto ciò risulta da una copiosa corrispondenza conservata presso l’Archivio di Stato di Foggia. (ASF, Fondo Prefettura, Gabinetto, busta 41, cat. N. fasc. 1/6).

Documento Stabilimento chimico Saronio 1

Documento Stabilimento chimico Saronio

 

 

 

 

 

 

 

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